Cosa fare con un marito alcolista e violento?

Aggiornamento: 22 mar




Scopriamo i segreti della mente….

Oggi voglio rispondere a Sara che mi scrive da Bergamo. Sara è innamorata di un uomo che beve e mi chiede se con il suo amore sarà in grado di salvarlo dall’alcol.

Mi spiace Sara, ma nessun amore è in grado di salvare un uomo che beve, se lui non ci riesce da solo.

Si possono, però, analizzare i motivi che spingono una donna a stare con un alcolizzato.

Mi domando se tu non sia una persona “dipendente” al pari del tuo partner. Magari non hai mai toccato un bicchiere di vino, ma forse anche tu dipendi da qualcosa. O da qualcuno. Forse, hai difficoltà a renderti autonoma, a essere fino in fondo responsabile di te stessa. Proprio come chi beve è dipendente dall’alcol, chi gli sta vicino può essere definito “codipendente”, perché, nel tentativo di salvare il partner, finisce per condividere la sua dipendenza, come se lo stare male dell’altro pervadesse completamente la sua vita. Non è raro che chi si mette in una condizione di codipendenza abbia vissuto, durante l’infanzia, il dramma di un familiare che beveva o stava male.

La dipendenza è il contrario dell’autonomia. Significa che non si può fare a meno di qualcosa o di qualcuno per affrontare la vita. Ma dipendere da una droga o da un amore non risolve le insicurezze.

Ora vorrei fare a Sara e a tutti quelli che vivono nella stessa situazione delle domande:

- Qualcuno della mia famiglia ha sofferto di disturbi psicologici?

  • Facevamo di tutto per aiutarlo?

  • Uno dei miei genitori beveva?

  • E io come mi sentivo: impotente, o forse arrabbiata?

  • Mi è mai capitato anche in altre relazioni di voler salvare qualcuno?

  • Cerco spesso di accontentare tutti?

  • A volte sento di amare troppo?

A volte, stare con un uomo che beve significa scegliersi un prezzo da pagare, come se si stesse cercando di riscattarsi da una situazione del passato in cui non siamo riuscite a salvare la persona che amavamo. Ma si può “amare troppo” anche perché ci si sente indegne di ricevere l’affetto degli altri e allora per guadagnarselo ci si vota all’assistenza, all’aiuto, al sacrificio per l’uomo che accetta di volerci bene.

Questo atteggiamento di compiacenza ci danneggia perché per farsi accettare, ci si adegua, in ogni situazione, alle esigenze e alle richieste degli altri, perdendo di vista se stessi, i propri bisogni e desideri. Questo rivela una grande insicurezza ed esprime un bisogno di conferme da parte degli altri.

Come uscirne?

Se il tuo problema ha origine nell’infanzia, il primo passo è semplice ma efficace e consiste nell’essere finalmente consapevoli che tutto quell’amore, quella dedizione e anche quella rabbia forse non sono diretti al tuo partner, ma servono a compensare ferite e sensi di colpa del passato.

Prova a sperimentare comportamenti diversi da quello della “salvatrice”. Devi superare la sindrome della crocerossina, cioè devi smettere di amare solo uomini che hanno bisogno di essere curati e salvati, perché soltanto così ti senti degna di ricevere affetto. Quasi che sentissi di valere troppo poco per amare senza soffrire. Per farlo, non hai bisogno di lasciare il tuo uomo. Smetti solo di fargli da infermiera.

Se il tuo problema è che pensi di non valere abbastanza, comincia ad accorgerti di quanto puoi essere forte e capace di camminare sulle tue gambe. Sii meno compiacente con gli altri e più generosa con te stessa. Concedi più spazio ai tuoi desideri e non cercare di aiutare il partner da sola: chiedi una mano ad amici e parenti.

Io spero di averti fatto capire che la tua dedizione non allontanerà il tuo partner dalla bottiglia e che anche tu hai bisogno di aiuto.

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Monica De Santis

Life Coach





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